Abbiamo 446 visitatori e nessun utente online

Gloria Scaioli - Il labirinto d'ambra

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Romanzi

Ho iniziato questo romanzo pieno di aspettative, ripensando alla buona riuscita del primo volume di questa saga, La Radice del Rubino. Tuttavia il secondo, Il labirinto d'ambra, non è assolutamente all'altezza del primo.

Prima di passare alla scrittura, parliamo della trama. Questa di per sé non ha nulla di originale (ritrovare un principe perduto può essere facilmente ricondotto al tema della quest che la maggior parte degli scrittori fantasy utilizza nei suoi romanzi), ma ormai trovare qualcosa di veramente originale è molto difficile, quindi non è la trama il problema particolare di questo libro. Nella Radice del Rubino avevamo lasciato il nostro gruppetto di amici nel bel mezzo del loro viaggio, e allo stesso modo il secondo volume riprende quest'avventura. Ciò che rimane da attraversare è poco, ma interessante. Non voglio svelarvi niente, anche se nessun colpo di scena rischia di esservi anticipato, visto che non ce ne sono.

Continuando a parlare della trama bisogna dire che ci sono punti veramente confusionari, in cui si rimane bloccati in piccoli sotto-capitoli lunghi mezza facciata, che ci sbalzano qua e là nell'ambientazione e mostrandoci personaggi sempre diversi, di cui magari ci si era già scordata l'esistenza. Avendo tirato in ballo l'ambientazione, colgo l'occasione di dire che una mappa avrebbe migliorato notevolmente la lettura. Senza di essa, infatti, sembra di leggere un'avventura un po' campata per aria, che aggiunge elementi del paesaggio quando gli è utile, e senza seguire una linea logica.
Poi il finale è davvero troppo, troppo veloce. Io addirittura pensavo avessero avuto un sogno, o una visione, mentre leggevo, ed invece era ciò che succedeva realmente. Il Labirinto d'Ambra che da il titolo al libro viene oltrepassato in poche pagine, e da come viene descritto sembra che la dimora del principe Euno e loro meta sia alla portata di chiunque, e non solo di un gruppo selezionato di guerrieri e viaggiatori, come avrebbe avuto senso che fosse.

Jonathan Stroud - L'Amuleto di Samarcanda

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Romanzi

Il ciclo di Bartimeus, composto da L'amuleto di Samarcanda, l'Occhio del Golem e La Porta di Tolomeo, è riuscito a ritagliarsi uno spazio abbastanza importante all'interno della letteratura del genere fantastico, e ho deciso quindi di verificare il merito di questo successo.
Inizio subito con il dire che il libro, in generale, mi ha un po' deluso. Non risulta altro che un fantasy per ragazzi, dove la trama originale viene però mal raccontata con uno stile, come ho già detto, per ragazzi, e che in diversi punti dà noia.

La trama e la ambientazione sono le parti fondamentali dell'opera, a dispetto dello stile della narrazione. Ci troviamo in una Londra alternativa, dove il potere è gestito da un Parlamento formato da maghi, che costituiscono una vera e propria classe sociale. Quello a cui noi ci ritroviamo davanti è Nathaniel, un ragazzo orfano che viene adottato da un mago ed introdotto ai misteri della magia, nella quale risulterà molto capace. Niente di eccezionale, fino a qui, e i primi capitoli, in cui viene fatta una noiosa (e inutile) sinossi della vita del ragazzo, trascorrono lentamente sotto lo sguardo del lettore.
La vera originalità sta nello stile in cui viene gestita la magia. I maghi che Stroud inserisce sono per lo più evocatori, in grado di richiamare demoni e folletti e di piegarli al proprio servizio. Dunque il mondo in cui ci troviamo è abitato da jinn, foliot e afrit, al servizio dei maghi.
Il demone che il protagonista sceglierà di evocare ha come nome Bartimeus, e la sua fama lo precede. Il compito che gli viene affidato da Nathaniel è quello di recuperare il potente Amuleto di Samarcanda dalle mani di Simon Lovelace, un mago malvagio che mira alla conquista del parlamento.

Un po' meh. L'ambientazione e l'idea sono davvero buone, ma il tema del recupero del manufatto che appartiene al malvagio rende più noiosa e prevedibile la narrazione, che manca di colpi di scena e svolgimenti inaspettati.
L'Amuleto di Samarcanda è quindi una fantasy per ragazzi, che sfortunatamente non riesce a portare ad un livello più alto una trama che, cambiando personaggi e situazioni, sarebbe potuta diventare molto più interessante. Non leggerò il seguito, tuttavia sono sicuro che ai ragazzi che amano il genere questo libro potrà sicuramente piacere.

George R.R. Martin - Il Viaggio di Tuf

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Racconti

Che George Martin sia bravo a scrivere è sicuro, e a chiunque abbia letto "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco" è chiaro che riesce a maneggiare egregiamente anche opere di genere fantastico, o per lo meno, non essendo forte la presenza di elementi fantasy nella sua saga, di saper gestire un mondo diverso dal nostro.

Questa volta l'autore non ci porta a Westeros, che rimane solamente un lontano ricordo nella quarta di copertina. Voliamo invece nello spazio libero, in un futuro non ben specificato, quando la Terra è chiamata 'vecchia' ed il viaggio interstellare è in uno da diverso tempo. "Il Viaggio di Tuf", nonostante mi dispiaccia un po' ammetterlo, è un libro di racconti. Racconti divertenti ed interessanti, dai risvolti inaspettati, ma pur sempre racconti. Infatti Il Viaggio di Tuf raccoglie vecchi racconti che Martin ha scritto durante gli anni 80 e, nonostante siano scritti in maniera impeccabile, sono simili per quanto riguarda gli argomenti e gli sviluppi.

"I gatti sono animali di estrema intelligenza. Infatti, è ampiamente risaputo che tutti i gatti posseggono facoltà psioniche."

Tutto ciò non deve però far pensare ad un libro noioso e non degno di essere comprato, perchè anche in quest'opera Martin riesce ad inserire un suo personale tocco di originalità e fantasia. Inutile dire che la vera intuizione dell'autore è stato il protagonista, Tuf, appunto, che è il fulcro dei racconti. E' la figura più interessante e per certi aspetti divertente, che rende la lettura affascinante, mentre se l'astronauta fosse stato, come dice la quarta di copertina, "un baldanzoso astronauta il cui fisico aitante viene messo in risalto da un'attillata tutina spaziale", tutto il volume non sarebbe stato che una noiosa raccolta di racconti di un autore anonimo.
Tuf è invece una figura saggia ed arguta, che mette in risalto la figura del viaggiatore solitario, in questo caso accompagnato dai suoi adorati gatti, che in modo simpatico e a volta geniale si accostano alla trama.

"Una cultura dotata di gatti è più ricca e più umana rispetto a una priva della loro incomparabile compagnia."

In generale, questo libro è una raccolta di buoni racconti, divertenti e leggeri, magari da leggere non tutti di fila per non appesantire la lettura, ma da distruibuire nel tempo, leggendone uno di tanto in tanto. O almeno questo è ciò che ritengo sia più congeniale ad un lettore che non voglia annoiarsi, ma se si ama questo stile di scrittura, si può tranquillamente procedere allo sfogliare del volume come si trattasse di un romanzo.

Antonio Polosa - Gheler l'esploratore I: il legame dei draghi

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Romanzi

La saga di Gheler l'esploratore, composta da "Il legame dei draghi", "L'isola di Eben" e "La guerra dei quattro eserciti", purtroppo è per ora solo disponibile in ebook. La saga fin da subito promette bene, seppure non convinca più di tanto.

Il mondo e le creature che vi abitano sono ben costruiti, soprattutto per quanto riguarda le popolazioni. Queste si distinguono principalmente in Etne, Elielan, Orghen e Nuriani. Ognuna di queste ad eccezione dei Nuriani (che sono praticamente uomini comuni), ognuna di queste razze ha un legame, ovvero qualcosa la cui vita è strettamente legata alla propria. Per gli Etne è il Ledah, albero che gli da tutto quello di cui necessitano, per gli Elielan è una perla e per gli Orghen è il loro lupo di lava.
Riguardo al mondo circostante apprendiamo poco, non tanto per cattiva spiegazione da parte dell'autore ma dal fatto che l'avventura si svolge in pochi luoghi, lasciando completamente perdere tutte le varie cittadelle che possiamo vedere nella cartina, che spero verrà prima o poi esposta in modo completo.

L'autore ci porta inizialmente nel Sialden, grande bosco formato dai Ledah degli Etne che vi abitano, dove una delle protagoniste, Adne, viene richiamata da suo padre che dice di aver trovato il suo futuro marito, trovato grazie all'incrocio delle radici del suo Ledah. Adne, con una bellissima fuga trita e ritrita in buona parte dei fantasy a protagonista femminile, riesce poi a scappare dal Sialden per il suo desiderio di liberà e di autodipendenza.
Adeleo è invece il principe di Nuria, il regno dei Nuriani, appunto, che dopo una battaglia contro gli Elielan si troverà a possedere il legame di una di queste, Elden, che poi verrà aiutata a fuggire.

Joe Abercrombie - The Heroes

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Romanzi

The Heroes è un fantasy eroico, e forse anche troppo. Joe Abercrombie, che sembra la nuova stella nascente del fantasy britannico, ha messo in scena una battaglia non troppo epica che vede scontrarsi due grandi fazioni, l'Alleanza ed il Nord.

La trama è divisa in cinque parti: Prima della Battaglia, Primo Giorno, Secondo Giorno, Terzo Giorno e Dopo la Battaglia. Si può quindi intuire quale sia il tema principale di questo libro: la battaglia della Vallata di Osrung.
Un po' alla George Martin i punti di vista cambiano spesso (anche troppo spesso, a volte), ma i principali personaggi sono tre. A mio parere, la storia sarebbe risultata più gradevole mantenendo come protagonisti solamente questi tre personaggi, senza aggiungerne altri che confondono il lettore.
Avendo due grandi fazioni e moltissimi personaggi, è appunto difficile (almeno inizialmente) riuscire a ricordarsi chi sta da che parte, e bisogna ricorrere spesso alla sintesi delle fazioni ad inizio libro.

Bremer dan Gorst è il personaggio che, a mio parere, è riuscito meglio. Un maestro di spade che ora si ritrova a fare l'Osservatore Reale, lavoro infimo dal suo punto di vista. La sua voce acuta lo porta a parlare di rado, lasciando spazio maggiore ai pensieri, che mettono in mostra la sua frustrazione nei confronti di ciò che lo circonda.

In Arrivo Words of Radiance

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Novità e Articoli

Dopo quattro anni dall'uscita de "La Via dei Re", è disponibile il pre-ordine su Amazon di "Words of Radiance", il tanto atteso secondo volume delle Cronache della Folgoluce. Il primo libro non è altro che un assaggio di quella che si prospetta una bellissime e, ahimè, prolissa saga, destinata a diventare, a mio parere, una delle grandi del genere.

Già diverso tempo fa l'autore aveva fatto alcune dichiarazioni riguardo al nuovo tomo che stava concludendo.

Brandon Sanderson in tutti questi anni non è certo rimasto con le mani in mano. Nel 2012 ha pubblicato Legion e The Emperor's Soul, nel 2013 SteelheartThe Rithmatist e il volume conclusivo della saga la Ruota del Tempo iniziata da Jordan: Memoria di Luce. In Italia invece sono arrivate le pubblicazioni tradotte dei tre volumi scritti da Sanderson del ciclo di Robert Jordan, ElantrisIl Conciliatore, Mistborn: La legge delle lande,primo volume della seconda trilogia di Mistborn. Evidentemente Fanucci si sta rendendo conto dell'influenza di questo nuovo autore.

Riguardo all'edizione italiana di "Words of Radiance" penso dovremmo aspettare fino all'inizio del 2015, in quanto il libro in lingua originale uscirà a marzo e si spera verrà dedicato il giusto tempo ad una buona traduzione.

Ray Bradbury - Cronache Marziane

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Racconti

Il mio primo incontro con Ray Bradbury è avvenuto con la lettura di Farenheit 451, e anche con Cronache Marziane sono ritornato alla letteratura di fantascienza, dopo un breve excursus in quella storica con "Il Nome della Rosa".

Sono sempre sospettoso riguardo alle raccolte di racconti, in quanto preferisco leggere storie più articolate e rivedere sempre gli stessi personaggi. Un antologia come quelle di Sapkowski, come "Il Guardiano degli Innocenti", è molto interessante, ma dopo qualche racconto annoia.
"Cronache Marziane", invece, è diverso. Intanto non contiene le solite storie di fantascienza, dove ci sono alieni, combattimenti, viaggi interplanetari e altro. Queste cose ci sono, ma sullo sfondo. Perchè Bradbury si sofferma su fatti terribili ed inquietanti dell'uomo, mostrandoci il nostro lato autodistruttivo.

Le storie riguardano la colonizzazzione di Marte. Si parte dai primi razzi e le prime spedizioni, fino all'incontro coi marziani e allo stanziamento dell'uomo sul pianeta rosso. I racconti, nonostante siano slegati riguardo trama e personaggi, sono però legati dalla storia. Ovvero ci mostrano, attraverso vicende spesso di vita quotidiana, le varie tappe dell'esplorazione del nuovo pianeta, creando una sorta di resoconto storico, in modo che chi lo legga, alla fine, abbia in mente un'idea chiara della storia dell'uomo su Marte come la pensava Bradbury. Una storia molto interessante, a dirla tutta.

Cronache Marziane non è quindi solo un libro di racconti di fantascienza, ma è qualcosa di più. Qualcosa che scava dentro l'uomo e ci mostra scenari talvolta terribili, fin troppo plausibili.

A proposito degli Hobbit: le tre razze

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Il Mondo di Tolkien

Gli Hobbit originariamente vivevano nelle valli dell'Anduin e, prima di stabilirsi nell'Eriador e stanziarsi in quella che diventerà la Contea, erano già divisi in tre razze. Queste erano gli Harfoots (Pelopiedi in italiano), gli Stoors (Sturoidi) e i Fallohides (Paloidi).

HARFOOTS

"The Harfoots were browner of skin, smaller, and shorter, and they were beardless and bootless; their hands and feet were neat and nimble; and they preferred highlands and hillsides." [...] “The Harfoots had much to do with Dwarves in ancient times, and long lived in the foothills of the mountains. They moved westward early over Eriador as far as Weathertop while the others were still in Wilderland. They were the most normal and representative variety of Hobbit, and far the most numerous. They were the most inclined to settle in one place, and longest preserved their ancestral habit of living in tunnels and holes.”

"I Pelopiedi erano i più scuri, bassi e minuti; non portavano barba né scarpe; avevano mani e piedi piccoli e agili, e preferivano la montagna alla pianura." [...] "I Pelopiedi erano stati in passato, allorché vivevano ancora sulle falde dei monti, grandi amici dei Nani. Furono i primi a emigrare verso ovest, attraversando l'Eriador per giungere fino al Colle Vento, mentre gli altri erano rimasti nelle Terre Selvagge. Erano la razza più tipica e caratteristica, e di gran lunga la più numerosa. Inclinavano a stabilirsi definitivamente in un posto, e conservarono a lungo l'antico costume di vivere in caverne e gallerie sotterranee."