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I sottotitoli de "La Via dei Re" - Parte Terza

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Novità e Articoli

Ne "La via dei Re", libro primo delle cronache della Folgoluce di Brandon Sanderson, all'inizio di ogni capitolo, in corsivo, vi è una frase, spesso non legata al contenuto delle successive pagine. Oggi volevo illustrarvi le varie scritte per cercare di fare un po' d'ordine e magari trovarvi qualcosa di interessante. SONO PRESENTI SPOILER.
I sottotitoli de "La Via dei Re" - Parte Prima
I sottotitoli de "La Via dei Re" - Parte Seconda
I sottotitoli de "La Via dei Re" - Parte Quarta

PARTE TERZA

CAPITOLO 29 - "Quelli di cenere e fuoco, che uccidevano come uno sciamo, inarrestabili di fronte agli Araldi".
Annotato in Masly, pagina 337. Confermato da Coldwin e Hasavah.

CAPITOLO 30 - "All'improvviso furono pericolosi. Come un giorno di calma diventa bufera"
Questo frammento è l'origine di un proverbio thaylenico che alla fine fu elaborato in una derivazione più comune. Credo che possa riferirsi ai Nichiliferi. Vedi L'Imperatore di Ixsix, capitolo quattro.

CAPITOLO 31 - Sei anni prima

CAPITOLO 32 - "Vivevano in cima a un palazzo che nessun uomo poteva raggiungere, ma tutti potevano visitare. La città torre stessa, non costruita da mano d'uomo."
Anche se La canzone dell'ultima estate è un racconto immaginario romanzesco del terzo secolo dopo la Ritrattazione, è probabilmente un valido riferimento in questo caso. Vedi pagina 27 della traduzione di Varala e il sottotesto.

 CAPITOLO 33 - "Cambiavano, perfino mentre li combattevamo. Come le ombre che erano, che possono trasformarsi mentre la fiamma danza. Mai sottovalutarli per quello che vedi sulle prime."

Un frammento che si presume raccolto da Talatin, un Radioso dell'Ordine dei Guardapietra. La fonte - L'incarnato di Guvlow - è generalmente ritenuta affidabile, anche se questo proviene da un frammento copiato del Poema del settimo mattino, che è andato perduto.

CAPITOLO 34 - "Camminai da Abamabar a Urithiru"
Questa citazione dell'Ottava Parabola de La via dei re sembra contraddire Varala e Sinbian, che affermano entrambe che la città non era accessibile a piedi. Forse fu costruita una via, o forse Nohadon parlava in modo metaforico.

CAPITOLO 35 - "Anche se molti desideravano che Urithiru venisse costruita ad Alethela, era evidente che non poteva essere. Fu così che chiedemmo che venisse situata a ovest, nel porto più vicino a Onor."
Forse la fonte originale più antica che sia sopravvissuta che menziona la città, citata nuovamente ne Il Vavibrar, riga 1804. Cosa non darei per un modo per tradurre l'Albacanto.

CAPITOLO 36 - "Prendendo l'Alabastro, noto per vincolare qualunque creatura del nulla o mortale, si arrampicò su per i gradini creati per gli Araldi, alti dieci falcate ciascuno, verso l'imponente tempio in alto."
Da Il poema di Ista. Non ho trovato alcuna moderna spiegazione su cosa siano questi 'Alabastri'. Sembrano ignorati dagli studiosi, anche se è ovvio che se ne parla in maniera predominante tra coloro che annotavano le mitologie antiche.

CAPITOLO 37 - Cinque anni e mezzo prima

CAPITOLO 38 - "Nati dall'oscurità, portano la sua contaminazione, marchiata sui loro corpi proprio come il fuoco marchia le loro anime".
Considero Gashash-figlio-Navammis una fonte affidabile, anche se non sono certa di questa traduzione. Trovare la citazione originale nel quattordicesimo libro di Seld e ritradurla da me, forse?

CAPITOLO 39 - "In un battito di cuore, Alezarv fu lì, coprendo una distanza che avrebbe richiesto più di quattro mesi per essere percorsa a piedi"
Un altro racconto popolare, questo riportato in Fra gli occhiscuri, di Callinam. Pagina 102. Storie di viaggi istantanei e delle Giuriporte pervadono questi racconti.

CAPITOLO 40 - "Morte sulle labbra. Suona nell'aria. Ustione sulla pelle."
Da L'ultima Desolazione di Ambrian, riga 335.

CAPITOLO 41 - Cinque anni e mezzo prima.

CAPITOLO 42 - "Come un'altempesta, regolari nel loro arrivo, eppure sempre inattesi."
La parola 'Desolazione' è usata due volte in riferimento alle loro apparizioni. Vedi pagine 57, 59 e 64 di Racconti presso il focolare.

CAPITOLO 43 - "Vivevano nelle regioni selvagge, sempre in attesa della Desolazione... o, a volte, di uno sciocco bambino che non stava attento all'oscurità della notte."
Un racconto per bambini, sì, ma questa citazione da Ombre ricordate sembra accennare alla verità che cero. Vedi pagina 82, quarto racconto.

CAPITOLO 44 - Cinque anni prima

CAPITOLO 45 - "Yelig-nar, chiamato Putrivento, era uno che poteva parlare come un uomo, anche se spesso la sua voce era accompagnata dai gemiti di coloro che disonorava."
I Non-Creati erano ovviamente invenzioni della tradizione popolare. Curiosamente, molti non erano considerati individui, ma personificazioni della distruzione. Questa citazione è da Traxil, riga 33, considerata una fonte primaria, anche se io dubito della sua autenticità.

CAPITOLO 46 - "Anche se ero atteso a cena a Veden quella sera, insistetti per visitare Kholinar per parlare con Tivbet. Le tariffe in tutti Urithiru stavano diventando piuttosto irragionevoli. Per allora, i cosiddetti Radiosi avevano cominciato a mostrare la loro vera natura."
Dopo l'incendio del Palanaeum originale, rimase solo una pagina dell'autobiografia di Terxim, e questo è l'unico passo che mi è di qualche utilità.

CAPITOLO 47 - Un anno prima

CAPITOLO 48 - "Portano via la luce, ovunque si annidano. Pelle che è bruciata"
Cormshen, pagina 104.

CAPITOLO 49 - "Radioso / di nascita / qui annunciatore viene / per venir annunciato / qui nascita di Radiosi."
Anche se non apprezzo particolarmente la forma poetica ketek come mezzo per trasmettere informazioni, questa di Allahn è spesso citata in riferimento a Urithiru. Credo che qualcuno abbia confuso la dimora dei Radiosi con il loro luogo d'origine.

CAPITOLO 50 - "Fiamma e carbone. Pelle così terribile. Occhi come pozze di oscurità."
Una citazione dall'Iviad. Probabilmente non necessita di riferimento, ma questa proviene dalla riga 482, in caso mi occorra individuarla rapidamente.

CAPITOLO 51 - Un anno prima

Questi frammenti fanno chiaramente parte di una sorta di quaderno degli appunti di Jasnah Kholin, scritti durante la sua "segreta" ricerca riguarda i Nichiliferi. La maggior parte delle frasi si riferisce ad essi o a Urithiru, città mitica dei Regni d'Argento, dove avevano sede gli ordini degli Araldi.

In fatti, a pag. 712, Shallan chiede a Jasnah cos'è Urithiru, e lei, dopo averle dato alcune informazioni, risponde:
"Molto di ciò che sappiamo su quella città proviene da frammeni di opere perdute citate da eruditi classici. Molte di quelle opere classiche stesse sono sopravvissute solo come frammenti"

Al capitolo 43 si può inoltre notare una citazione dal libro "Ombre ricordate", il volume che Shallan legge entrando segretamente nella stanza di Jasnah.