Abbiamo 488 visitatori e nessun utente online

Raccolta Citazioni del Silmarillion

Scritto da Super User on . Postato in Il Mondo di Tolkien

E tu, Melkor, t’avvederai che nessun tema può essere eseguito, che non abbia la sua più remota fonte in me, e che nessuno può alterare la musica a mio dispetto. Poiché colui che vi si provi non farà che comprovare di essere mio strumento nell’immaginare cose più meravigliose di quante egli abbia potuto immaginare.

Ho cari gli alberi. Lenti nella crescita, saranno ratti nella caduta. E, a meno che non paghino uno scotto di frutti sui rami, poco ne sarà rimpianta la morte.

Noi non voltiamo le spalle a nessuna amicizia. Ma è proprio di un amico biasimare la follia di un amico.

Il loro Giuramento li impellerà, e tuttavia li tradirà, per sempre privandoli di quei tesori che hanno giurato di perseguire. A una mala fine volgeranno tutte le cose che essi ben cominciano; e questo accadrà per il tradimento dell'una stirpe verso l'altra, e per la paura di tradimento.

 

Abbiamo giurato, e non con leggerezza. Noi manterremo questo giuramento. Ci si minacciano molti mali, e non da ultimo il tradimento; una cosa, però, non vien detta: che soffriremo per codardia, per via di codardi o per paura di codardi. Pertanto io dico che proseguiremo, e questa previsione aggiungo: le imprese che compiremo saranno materia di canto fino agli ultimi giorni di Arda.

Quelli che mi son lasciato alle spalle, non li considero una perdita: inutile fardello lungo la strada, tale si son dimostrato. Che chi ha maledetto il mio nome, continui a maledirmi, e gemendo se ne ritornino alle gabbie dei Valar! Brucino le navi!

Così accadeva in Gondolin; e tra tutte le bellezze di quel regno, finché la sua gloria durò, un buio seme di male mise radici.

Acuto tanto da trapassare il cuore era il suo canto, simile a quello dell’allodola che si leva dalle porte della notte e riversa la propria voce tra le stelle morenti, scorgendo il sole dietro le mura del mondo; e il canto di Lùthien sciolse i vincoli dell’inverno, e le acque gelate mormorarono e fiori spuntarono dalla fredda terra là dove si erano posati i suoi piedi.

Rimase, ultimo superstite, Hùrin, il quale allora gettò lo scudo, brandendo un’ascia a due mani; e si canta che l’arma fumasse del sangue nero dei troll della guardia di Gothmog, finché questa tutta si dissolse, e ogniqualvolta menava un colpo Hùrin gridava: "Aure entuluval II giorno ritornarà!". Settanta volte lanciò quel grido. Alla fine però lo presero vivo per ordine di Morgoth

Addio, due volte amato! A Tùrin Turambar turun ambartanen: dominatore della sorte dominato dalla sorte! Felice tu che sei morto!

Coloro che dei Nove Anelli si servirono, in vita loro divennero potenti: re, stregoni, guerrieri come ve n’erano un tempo. Si conquistarono gloria e grandi ricchezze, che però si volsero a loro danno. Avevano, a quanto sembrava, vita imperitura, pure la vita divenne loro intollerabile. [...] Erano essi i Nazgùl, i Fantasmi dell’Anello, i più temibili servi dell’Avversario; tenebra li accompagnava, ed essi urlavano con la voce della morte.

 

HAI QUALCOSA DA AGGIUNGERE O CORREGGERE? SCRIVIMI AQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.!