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Gloria Scaioli - Il labirinto d'ambra

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Romanzi

Ho iniziato questo romanzo pieno di aspettative, ripensando alla buona riuscita del primo volume di questa saga, La Radice del Rubino. Tuttavia il secondo, Il labirinto d'ambra, non è assolutamente all'altezza del primo.

Prima di passare alla scrittura, parliamo della trama. Questa di per sé non ha nulla di originale (ritrovare un principe perduto può essere facilmente ricondotto al tema della quest che la maggior parte degli scrittori fantasy utilizza nei suoi romanzi), ma ormai trovare qualcosa di veramente originale è molto difficile, quindi non è la trama il problema particolare di questo libro. Nella Radice del Rubino avevamo lasciato il nostro gruppetto di amici nel bel mezzo del loro viaggio, e allo stesso modo il secondo volume riprende quest'avventura. Ciò che rimane da attraversare è poco, ma interessante. Non voglio svelarvi niente, anche se nessun colpo di scena rischia di esservi anticipato, visto che non ce ne sono.

Continuando a parlare della trama bisogna dire che ci sono punti veramente confusionari, in cui si rimane bloccati in piccoli sotto-capitoli lunghi mezza facciata, che ci sbalzano qua e là nell'ambientazione e mostrandoci personaggi sempre diversi, di cui magari ci si era già scordata l'esistenza. Avendo tirato in ballo l'ambientazione, colgo l'occasione di dire che una mappa avrebbe migliorato notevolmente la lettura. Senza di essa, infatti, sembra di leggere un'avventura un po' campata per aria, che aggiunge elementi del paesaggio quando gli è utile, e senza seguire una linea logica.
Poi il finale è davvero troppo, troppo veloce. Io addirittura pensavo avessero avuto un sogno, o una visione, mentre leggevo, ed invece era ciò che succedeva realmente. Il Labirinto d'Ambra che da il titolo al libro viene oltrepassato in poche pagine, e da come viene descritto sembra che la dimora del principe Euno e loro meta sia alla portata di chiunque, e non solo di un gruppo selezionato di guerrieri e viaggiatori, come avrebbe avuto senso che fosse.

 Uno dei punti che hanno portato, ovviamente a mio parere, alla scarsa riuscita del romanzo è quello che concerne i nomi. Sarà che sono molto abituato ai fantasy medievaleggianti, eppure nomi come Lucio Ottavia stonino messi a confronto con un mondo di magia ed ingegneria di epoche ben future rispetto a quelle dell'impero romano. Un'altro problema che vorrei evidenziare è quello dei punti di vista. Per tutto il libro non c'è nessuno dei protagonisti che effettivamente rimane tale; infatti tutti, prima o poi, diventano legati alla scrittrice ed i loro pensieri compaiono sotto forma di inchiostro sulle pagine del libro. Nulla di questa sembrerebbe portare a danni significativi, sicché il cambio del personaggio di riferimento ha fatto la fortuna di George R.R. Martin con le sue "Cronache del Ghiaccio e del Fuoco". Il problema fondamentale è che questi cambiano continuamente, e subito dopo che qualcuno ci sembrava essere diventato il punto focale, riceviamo il dono di conoscere i pensieri di un secondo personaggio, che una pagina dopo viene magari nuovamente sostituito. Mi rendo conto che è difficile rendere quello che voglio dire scrivendolo, ma ho cercato di essere il più chiaro possibile.

Forse sarà per il fatto che non abbiamo mai un protagonista fisso ed un numero infinito di personaggi secondari, fatto sta che nessun personaggio risulta realmente descritto a 360°. Ripensando ai vari personaggi che ho "incontrato" durante la lettura, compresi i protagonisti, mi vengono in mente personaggi stereotipati o simili tra loro. Personaggi piatti, senza particolari tratti né atteggiamenti, nei quali non riusciamo ad immedesimarci. Mi chiedo spesso infatti come Salgari possa invece creare personaggi a tutto tondo senza spiegare minimamente cosa essi stiano pensando, ma mostrandoci solo le loro azioni ed i loro dialoghi. 

Mi accorgo ora di essere stanto incredibilmente severo verso questo libro, ma penso che screditarlo del tutto sarebbe un errore. Bisogna comunque ricordare che non è affatto semplice tenere il ritmo alto in una narrazione di questo tipo e, nonostante il finale sia troppo veloce e confuso, penso che una possibilità valga comunque lasciata a quest'autrice che ha dimostrato di sapere comunque scrivere.