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Robert Jordan - L'occhio del Mondo

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Romanzi

Leggere Jordan è quasi un obbligo per tutti gli amanti del fantasy, perchè la sua opera principale, "La ruota del tempo", ha avuto un successo mondiale. Leggendo il primo libro è facile capire il perchè: il libro apre molti quesiti e caratterizza bene i personaggi, costruendo un mondo ben pensato che rende più realistica la storia.

La Ruota del Tempo gira e le Epoche si susseguono, lasciando ricordi che divengono leggenda; la leggenda sbiadisce nel mito; ma anche il mito è ormai dimenticato, quando ritorna l’Epoca che lo vide nascere. In un’Epoca chiamata da alcuni Epoca Terza, ‘un’Epoca ancora a venire, un’Epoca da gran tempo trascorsa’, il vento si alzò nelle Montagne di Nebbia. Il vento non era l’inizio. Non c’è inizio né fine, al girare della Ruota del Tempo. Ma fu comunque un inizio.

L'autore sviluppa bene la storia di quel mondo, quindi le varie epoche, personaggi famosi ed eventi importanti, struttura simile a quella di Brandon Sanderson de "La Via dei Re". Ogni città a caratteristiche particolari e i vari cittadini si differenziano per usi e costumi.
Come sfondo a tutto questo vi è la Ruota del Tempo, che continua a girare e a vedere la lotta tra il bene ed il male.

 I protagonisti sono tre ragazzi dei Fiumi Gemelli, un territorio dove la gente vive in villaggi e sfrutta l'agricoltura e la pastorizia. E' una terra quasi dimenticata dal mondo, ma proprio qui l'Ombra attaccherà, per cercare di catturare tre semplici giovani.

I personaggi sono ben costruiti e caratterizzati, sebbene la maggior parte della storia venga narrata da Rand, uno dei tre ragazzi. L'autore ha inserito nuove creature e nuove classi sociali, ed la trama si sviluppa in un viaggio verso Tar Valon, una città dove vivono le famose Aes Sedai...

La lettura è scorrevole ma fin troppo ricca di particolare. A rifletterci un secondo, in 700 pagine non succede poi così tanto quanto ci si aspetterebbe. Ma, per nostra fortuna, il libro è coinvolgente, quindi non crea troppe interruzioni per stanchezza o altro. 
L'unica, o comunque una delle poche, note dolenti è la traduzione dei luoghi. Nel testo si vedono nomi tipo Bosco Occidentale o Fonte di Vino, mentre nella mappa sono segnate come WestWood e Winespring Water.

Si vede che l'autroe ha pensato tutto nei minimi particolari. Il finale lascia aperte nuove strade, che saranno ovviamente sviluppate nei successivi undici libri della saga. Sicuramente un libro da aggiungere alla lista dei preferiti.