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William Gibson - Neuromante

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Romanzi

Neuromante di William GibsonIl nome "Neuromante" (Neuromancer), nel campo della fantascienza, è come un piccolo Monte Fuji che sta dietro a ogni romanzo cyberpunk moderno (tanto per riprendere l'espressione usata da Martin per descrivere Tolkien e il fantasy). Il genere cyberpunk, caratterizzato dalla presenza della realtà virtuale spesso definita con cyberspazio, termine coniato dallo stesso Gibson. Questo mondo virtuale, la matrice, è il luogo dove si svolge in gran parte il romanzo, del quale è l'ingrediente fondamentale.

Il protagonista del romanzo è Case, un hacker di professione che è impossibilitato a connettersi alla matrice. Egli è a Chiba, in Giappone, quando viene 'catturato' da un certo Armitage che gli promette l'agognata cura, con la quale Case potrà tornare a connettersi al cyberspazio. Case, in qualche modo, deve connettersi. Dentro di sé, il bisogno di questo tipo di vita viene allo scoperto durante la lettura, come una sorta di contaminazione dettata dalla troppa esposizione. In cambio di ciò, però, Case dovrà usare le sue doti da hacker per servire l'effimera figura di Armitage, che, come ogni cosa nel cyberspazio, sembra non essere quella che appare. Quel che succede successivamente nella storia, la lascio scoprire al lettore, in quanto essa, incredibilmente oscura e criptica, è difficile da esplicare senza cadere in errori o in anticipazioni.
Il personaggio di Case è interessante, simile a un uomo trasformato in macchina dalla sua stessa natura di hacker, che lo porta a sentire il bisogno di ritornare nel mondo virtuale, il quale sembra però così reale. Il romanzo, pubblicato nel 1984 (Coincidenze? Io non credo), è incredibilmente attuale. Gibson predice infatti una sorta di rete che collega chiunque vi si voglia connettere, una prima idea di internet sebbene lontana da ciò che poi si è rivelato essere. I personaggi con i quali Case ha a che fare durante la sua storia sembrano essere usciti da un quartiere malfamato di una grande metropoli, ma in essi è raffigurata l'idea dell'abitante del cyberspazio, una figura losca e oscura, fino ad arrivare, in alcuni casi, alla presenza di soli costrutti informatici, che non hanno esistenza nel mondo reale a causa della morte corporale.

L'ambientazione è tetra e misteriosa, i toni sono cupi, anche se siamo lontani da una situazione post-apocalittica. Anzi, l'autore da l'impressione che la matrice e il mondo siano ciò verso cui l'umanità si sta muovendo e nel quale vivrà nel futuro. Un mondo, comunque, abbastanza progredito da poter riparare danni neuronali, ma corrotto dall'esistenza del cyberspazio. Nell'universo di Gibson non vi alcuna differenza tra uomo e dato, inquietante analogia che nasce nella matrice.
Che altro dire su questo romanzo senza annoiare il lettore? Probabilmente che esso si discosta dalla fantascienza 'classica' (termine forse improprio ma efficace) per avvicinarsi a un tipo diverso di narrazione, più oscura e misteriosa, senza robot né astronavi ma che fa prendere coscienza di ciò che l'uomo potrebbe costruire. Un romanzo confuso e instabile, coi personaggi e i loro spostamenti non del tutto chiari in diversi passaggi, che però racchiude in sé un messaggio forte insieme a una storia affascinante.