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Stephen King - La Torre Nera II: La chiamata dei tre

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Romanzi

Copertina de "La chiamata dei tre"

Della saga della Torre Nera ne ho già parlato nell'articolo su "L'Ultimo Cavaliere", volume precedente della serie, quindi non starò a ripetermi, e mi limiterò a parlare del secondo libro, "La chiamata dei tre".

"The Drawing of the Three" ('la raccolta dei tre') esce nel maggio 1987, ben cinque anni dopo "The Gunslinger", dove avevamo lasciato Roland insieme all'uomo in nero impegnato nell'estrazione di tarocchi. Le carte estratte ci vengono ricordate anche all'inizio del libro: il Prigioniero, la Signora delle Ombre e la Morte, ma non per lui.
Roland si sveglia su una spiaggia, sulla quale viene improvvisamente attaccato da una serie di creature spaventose simili a crostacei, che lungo la narrazione vengono chiamate 'aramostre'. L'ambientazione dove si sviluppa la vicenda subisce un forte cambiamento dall'atmosfera western che si incontra nel primo volume. Ne "La Chiamata dei Tre" lo sfondo sarà perennemente la spiaggia, lungo la quale i personaggi si muovono verso nord, in balia delle aramostre e dei felini.

Su questa spiaggia, Roland, solo, si imbatte in una porta, che si staglia dal nulla sugli scogli. Dietro di essa non vi è alcuna costruzione. All'altezza degli occhi, una piccola targa recita "Prigioniero". Il romanzo si basa fondamentalmente sulla presenza di tre porte (il titolo può lasciar intendere) attraverso la quale Roland raggiunge il mondo in periodi che oscillano vicino alla metà del '900. Entrando nella porta, facendosi avanti, il pistolero riesce a 'entrare' nella mente di alcuni personaggi, che egli sa di dover chiamare a sé senza perderli. Perché solo con essi potrà raggiungere la Torre Nera.

Copertina della prima edizione di "The Drawing of the three"Nonostante due libri della saga siano già stati letti, non mi sono ancora imbattuto in qualcosa che si potrebbe definire una trama principale della storia. Forse ciò è a causa della mia abitudine alle saghe fantasy con stampo classico dove, dall'inizio alla fine, si parla della stessa avventura senza troppi sconvolgimenti riguardo a flashback o sbalzi temporali. Nella Torre Nera, invece, sembra che ancora non ci sia un filone preciso, un'avventura, ma semplicemente Roland sta andando verso la Torre. Per esempio, in questo secondo volume assistiamo alla comparsa di tre nuovi personaggi attraverso un gioco di microstorie all'interno delle quali il pistolero si inserisce, lontane però da una vera e propria storia fondamentale. L'idea che lascia leggere questi romanzi è quella di leggere un racconto, semplicemente molto lungo, lontano però da una saga epica come può essere il Signore degli Anelli o Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (definire quest'ultima epica è un po' tirato, ma faremo lo stesso). Non necessariamente ciò è uno svantaggio. Infatti l'atmosfera ci guadagna, rimanendo oscura e misteriosa, incomprensibile, e in questo modo la figura del pistolero acquista nuovi caratteri, rendendo più evidenti i solchi già tracciati ne "L'ultimo cavaliere".
Il mondo di Roland è incredibilmente affascinante nella sua non-esistenza propria (parlo della mancanza di mappe, riferimenti geografici o qualsivoglia coerenza geopolitica), oscuro e intrigante, che spero nei prossimi capitoli potrà ampliarsi ulteriormente.