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Articoli Correlati

Arthur C. Clarke - Le guide del tramonto

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Romanzi

Copertina de "Le Guide del Tramonto"Arthur C. Clarke è comparso nuovamente su Urania Collezione nel Luglio del 2016; nella stessa collana erano stati pubblicati "Polvere di Luna" e "Le Sabbie di Marte". Scritto nel 1953, "Le Guide del Tramonto" appare con il titolo "Childhood's End" (La Fine dell'Infanzia).

Protagonista di questa vicenda è la comparsa di una razza aliena, le cui astronavi 'parcheggiano' silenziose sulle capitali della terra, senza far altro che dare ordini e modificare l'assetto politico terrestre. Nessuno li ha mai visti, né nessun alieno è mai sceso effettivamente sulla Terra, ma la loro guida porta la civiltà umana a una nuovo pace e a prepararsi all'unificazione sotto una solo Federazione Terrestre. E anche quando si mostreranno, nessuno ancora saprà realmente chi siano i Superni (come vengono chiamati) e quale sia il loro vero scopo.

La prima parte del romanzo è affascinante. Risuona nuovamente il tema delle civiltà spaziali che verrà esplorato anche in "Incontro con Rama"; il mistero dei Superni è il motore della storia e il vero motivo d'interesse da parte del lettore. I Superni sono una razza intelligentissima, superiore agli umani sia sul piano intellettivo che puramente biologico; sono una sorta di "razza perfetta" che però, sospetta qualcuno, potrebbero seguire gli ordini di qualcuno ancora al di sopra. Su questa linea Clarke proporrà un finale metafisico, o comunque meno verosimile/scientifico di quanto ci si potrebbe aspettare.

"Nessuna mente intelligente si dispiace dell'inevitabile"

La lettura è assolutamente gradevole e offre spunti interessanti, come la visione di una Terra in pace che pensa solo a divertirsi mentre le macchine compiono tutti i lavori pesanti e il sogno (forse una necessità) di un evoluzione ulteriore dell'intera civiltà umana prima che questa possa compiere nuovi balzi nell'esplorazione dell'universo.

J. G. Ballard - Il condominio

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Romanzi

La sinossi sul retro del libro è già abbastanza esplicativa riguardo al suo contenuto, anche se non penso rovini eccessivamente l'esperienza della lettura del romanzo. Per semplicità la riporterò qua di seguito:

Un elegante condominio in una zona residenziale, costruito secondo le più avanzate tecnologie, è in grado di garantire l'isolamento ai suoi residenti ma si dimostrerà incapace di difenderli. Il grattacielo londinese di vetro e cemento, alto quaranta piani e dotato di mille appartamenti, è il teatro della generale ricaduta nella barbarie di un'intera classe sociale emergente. Viene a mancare l'elettricità ed è la fine della civiltà, la metamorfosi da paradiso a inferno, la nascita di clan rivali, il via libera a massacri e violenza. Il condominio, con i piani inferiori destinati alle classi inferiori, e dove via via che si sale in altezza si sale di gerarchia sociale, si trasforma in una prigione per i condomini che, costretti a lottare per sopravvivere, danno libero sfogo a un'incontenibile e primordiale ferocia. "Era trascorso qualche tempo e, seduto sul balcone a mangiare il cane, il dottor Robert Laing rifletteva sui singolari avvenimenti verificatisi in quell'immenso condominio, nei tre mesi precedenti. Ora che tutto era tornato alla normalità, si rendeva conto con sorpresa che non c'era stato un inizio evidente, un momento al di là del quale le loro vite erano entrate in una dimensione chiaramente più sinistra. Con i suoi quaranta piani e le migliaia di appartamenti, il supermarket e le piscine, la banca e la scuola materna - ora in stato di abbandono, per la verità - il grattacielo poteva offrire occasioni di scontro e violenza in abbondanza."

Robert A. Heinlein - Universo

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Romanzi

Credo che chiunque voglia avvinarsi a "Universo" di Heinlein lo possa fare a cuorleggero, in particolare se ha già avuto a che fare con questo autore. Per uno che non ha letto altro, Heinlein può sembrare un autore come un altro, e piuttosto famoso, ma personalmente trovavo che egli fosse sinonimo di pesantezza, in certe occasioni positiva ma in altre contraria. Un buon esempio può essere "Straniero in terra straniera", un mattone di diverse centinaia di pagine che si sviluppa per lo più su dialoghi statici tra il protagonista e gli altri personaggi (lo considero in ogni caso un romanzo incredibile); un altro suo libro con cui ho avuto a che fare è "A noi vivi", che purtroppo non sono neppure riuscito a finire tanto era lungo la descrizione della realtà parallela.
Dicevo, quindi, che nel caso di "Universo" si ha la tendenza opposto. Ovvero, la narrazione risulta molto dinamica, leggera, rimanendo sui toni delicati del racconto di fantascienza.

Al contrario di quanto accadde coi libri di Asimov, la Mondadori per questo romanzo ha scelto una copertina che ha una seppur minima relazione con il romanzo, anche se con la traduzione del titolo non si sono dati molto da fare (l'originale era Orphans of the Sky, decisamente più azzeccato). La vicenda è appunto ambientata in una Nave che viaggia nello spazio, inviata molto tempo prima dai terrestri per poter trovare un pianeta da colonizzare. Ma questo i suoi abitanti non lo sanno. L'Equipaggio, come essi chiamano sé stessi, vive infatti in un delicato equilibrio all'interno della Nave, che credono essere l'unico universo possibile; la vita all'interno è una vita dura e difficile, che per lo più è regredita rispetto all'epoca odierna.
L'Equipaggio vive nei "piani bassi" della Nave, ovvero quelli a gravità maggiore; i piani alti, invece, sono occupati dai mutanti, esseri sfuggiti al controllo mal visti dalla popolazione. E' proprio con i mutanti che il protagonista, Hugh Hoyland, verrà in contatto, ed è tramite essi che potrà avventurarsi nei piani superiori del non-peso.

H. P. Lovecraft - Le montagne della follia

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Romanzi

Non sapevo e non so quasi nulla di chi sia e cosa facesse H.P. Lovecraft, ma il suo nome non può di certo passare inosservato tra gli amanti della letturatura fantastica né per chi in qualche modo ha contatti col mondo dei giochi di ruolo. In questi ultimi il nome di Chtulu risuona incessantemente sulle copertine dei manuali, e non può in qualche modo richiamare una certa curiosità. Lovecraft è conosciuto, se non rinomato, per i suoi racconti dell'orrore, ma oltre a questa eco non avevo mai avuto modo di ritrovarmi tra le mani uno dei suoi scritti.

"Le montagne della follia" non è un vero proprio romanzo, e a leggerlo si ha più la parvenza si tratti di una sorta di racconto lungo, più incentrato su una scena singola che su una lunga costruzione narrativa. Di fatto, la prima parte sembra una vera e propria descrizione atta a preparare la scena finale, un lento avviarsi verso ciò che dà il nome e il tema al romanzo stesso.
Protagonista del libro è un geologo che partecipa a una spedizione di ricerca tra i ghiacci dell'Antartide. La narrazione di Lovecraft è precisa e rigorosa, non sarebbe difficile credere che fosse proprio un geologo l'autore del romanzo. Le rocce sono descritte nei dettagli, l'analisi scentifica è curata e approfondita, i termini sono ricercati: la precisione di linguaggio avvicina la storia più che mai al verosimile, per poi sbizzarrirsi nel racconto di genere in un momento successivo.

L'elemento caratterizzante della storia e della narrazione è quello del mistero, che a parer mio in questo romanzo non sfocia mai nel tanto citato orrore. Tra le montagne antartiche gli scienziati troveranno infatti resti di antiche civiltà, forse più antiche dell'uomo stesso, i cui segreti sono tutt'altro che rivelati.
Non è possibile dire di più a chi non abbia ancora letto il libro senza la paura di rivelare qualcosa di troppo; in ogni caso la struttura è molto articolata per riuscire davvero a anticipare ciò a cui si andrà incontro.

Fredric Brown - Marziani, andate a casa!

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Romanzi

"Marziani, andate a casa!" di Fredric Brown è uscito nella collana Urania Collezione nel mese di agosto di quest'anno. Famoso in particolare per i suoi racconti brevi (tra cui, in particolare, "Sentinella" apparso anche nell'antologia "Le Meraviglie del Possibile"), ha scritto anche altri romanzi di fantascienza tra cui "Vagabondo dello spazio", uscito anch'esso per Urania qualche tempo fa.

"Marziani, andate a casa!" è un romanzo semplice, o almeno può sembrarlo. Il protagonista del romanzo è Luke Deveraux, scrittore di fantascienza colpito dal blocco dello scrittore e ormai confinato a una vita solitaria in attesa di trovare la trama per il suo nuovo libro. Ed è proprio mentre cerca una storia che si trova a pensare: "E se i marziani..."

I marziani di Brown seguono volutamente lo stereotipo del marziano: piccoli omini verdi. Ma i marziani non sono entità fisiche; nonostante in grado di produrre suoni e di riflettere luce, non possono essere toccati e non possono essere descritti fisicamente. Di fatto, sembrano ologrammi proveniente da chissà dove, tanto che molti non credono neppure si tratti di veri marziani. Ma ciò che veramente infastidisce l'intera umanità è che pare che essi siano giunti sulla Terra solamente per litigare, senza alcun altro scopo di tipo diplomatico, economico e militare. E non solo: essi possono teletrasportarsi (il termine corretto sarebbe "kwimmare") ovunque, ascoltare attraverso le pareti e vedere attraverso gli oggetti; inoltre, sono tremendamente sinceri e non si trattengono dal rivelare ogni cosa che vedono.

Arthur C. Clarke - Incontro con Rama

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Romanzi

Copertina di Incontro con RamaE' un caso se mi sono trovato a leggere due libri di questo autore uno in seguito all'altro; il ritrovamento di "Incontro con Rama" in un mercatino dell'usato non è certo passato inosservato, e la sua fama mi ha portato alla sua immediata lettura.
"Incontro con Rama" è uno dei più famosi romanzi di Arthur Clarke insieme all'"Odissea nello Spazio", e, a opera finita, credo di poter affermare che la fama è più che meritata.

Per semplicità, riporto la sinossi del romanzo presa dall'edizione che possiedo (quella di Rizzoli, nell'immagine), preferendola a quella riportata su Urania:

Nell'anno 2130, ai confini del Sistema Solare, viene scoperto un misterioso oggetto che sembra percorrere a velocità spaventosa una rotta di collisione con la Terra. Questo gigantesco corpo estraneo che viaggia negli abissi interstellari da centinaia di migliaia di anni si rivela ben presto come il prodotto di una civiltà aliena: Rama è un colossale cilindro cavo che ruota su se stesso e ospita un mondo in miniatura, da principio in apparenza privo di vita, ma capace di un fantastico risveglio nel suo avvicinamento al nostro sole. E' il primo contatto umano con intelligenze extraterrestri, quindi occorre sbarcare sul silenzioso mastodonte, esplorare i suoi continenti interni e il suo Mare Cilindrico, perché la soluzione dei misteri di questa sterminata arca stellare può mutare il destino del genere umano. Dove sono i Ramani? Quali sono le loro vere intenzioni? Un enigma che soltanto l'autore di "2001: Odissea nello spazio" poteva offrirci.

Arthur C. Clarke - Le Sabbie di Marte

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Romanzi

Copertina de Le Sabbie di Marte"Le Sabbie di Marte" (The Sands of Mars) è un romanzo di Arthur Clarke (autore, tra l'altro, di "2001: Odissea nello Spazio) scritto nel 1952. Il libro mi è capitato tra le mani grazie alla collana Urania, che per il 150° della sua "Collezione" ha deciso di proporre questo autore.

La trama è piuttosto semplice e in generale sul libro non c'è molto da dire. Le sue duecento pagine lasciano poco spazio a una trama difficile, ma nulla ciò toglie alla completezza dell'opera. Il protagonista del romanzo è Martin Gibson, un giornalista e scrittore di fantascienza, il quale viene inserito in una squadra di astronauti diretti alla colonia umana su Marte. Nonostante l'apparentemente lunga descrizione del viaggio, è sul pianeta rosso che si svilupperà la trama principale.
Le città marziane non sono ancora autonome, e così rimangono strettamente legate alla Terra, la quale non vuole certo spendere una fortuna per sostenere poche centinaia di persone. Così la società marziana pare quasi una sorta di comunità disillusa, intenta nel costruire grandi cupole nelle quali poter vivere senza l'utilizzo delle tute, ma rimanendo comunque sotto le decisioni di qualcun altro.
Sul pianeta, Gibson incapperà in una serie di imprevisti e scoperte, ritrovandosi poi a indagare su un progetto segreto.

Nonostante ciò, il libro non è certo un giallo, né vuole avvicinarsi ad esso. Si presenta invece come un lungo racconto di fantascienza, costruito unicamente per la grande scena finale a sorpresa, a mo' dei brevi racconti di questo genere (in particolare ricordo quelli di Fredric Brown). Il romanzo lascia quindi un po' di delusione in seguito alle grandi aspettative che un nome del genere suscita nel lettore. La trama e lo stile sono privi di profondità, e proprio quando sembra che il grande mistero sia per essere svelato, si giunge alla conclusione di trovarsi davanti a un semplice racconto lungo, privo di qualcosa che ce lo ricorderà piacevolmente in futuro.
Lato positivo è, tuttavia, la descrizione del viaggio e del pianeta. Dal punto di vista della coerenza, infatti, il romanzo è dotato di grande realismo sia per quanto riguarda il viaggio spaziale che le città marziana, lasciando poco spazio a possibili incongruenze o fastidiose illogicità.

Un piccolo appunto su "Buona Apocalisse a tutti!"

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Romanzi

Copertina di "Buona Apocalisse a tutti!"Volendo tralasciare la stravagante traduzione del titolo originale ("Good Omens", ovvero "Buoni presagi"), vorrei scrivere qualche riga riguardo a questo romanzo. Terry Pratchett e Niel Gaiman sono, come ci dice il retro di copertina, due semidivinità del campo della letteratura inglese, e non ci si può che aspettare un capolavoro. Tuttavia, allo stesso modo di "American Gods" del solo Gaiman, questo romanzo lascia l'amaro in bocca. Una trama inizialmente molto originale e interessante (da come si può intuire, si parla di fine del mondo), si ricade in scene scontate e ripetitive, che non sempre hanno il loro effetto.
La trama è, come ho già detto, originale, e coinvolge vari angeli, demoni, cacciatori di streghe e altri personaggi simili, introducendo cinque o sei personaggi ogni capitolo, la maggior parte dei quali occupa otto pagine solo per raccontare un fatto che accade lontano dagli altri protagonisti. Questi ultimi sono di certo ben pensanti, non lasciati lì per caso, ma sono tanti; credo che se si fosse sviluppata solo la parte riguardante un paio di loro (per esempio Crowley e Azraphel) il volume sarebbe stato molto più leggero e apprezzabile.
Questo tipo di fantascienza, prettamente umoristica, si colloca poco distante da una letteratura più convincente come può essere La Guida Galattica per Autostoppisti, ma le sue dimensioni (ristrette rispetto alla Guida, certo, ma la Guida è composta da cinque libri) e la sua miriade di personaggi fanno perdere fludità alla storia, che perde presto la presa.
Non un romanzo da buttare (anzi), ma forse da non prendere troppo sul sicuro, e da non considerare veloce né eccitante.

William Gibson - Neuromante

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Romanzi

Neuromante di William GibsonIl nome "Neuromante" (Neuromancer), nel campo della fantascienza, è come un piccolo Monte Fuji che sta dietro a ogni romanzo cyberpunk moderno (tanto per riprendere l'espressione usata da Martin per descrivere Tolkien e il fantasy). Il genere cyberpunk, caratterizzato dalla presenza della realtà virtuale spesso definita con cyberspazio, termine coniato dallo stesso Gibson. Questo mondo virtuale, la matrice, è il luogo dove si svolge in gran parte il romanzo, del quale è l'ingrediente fondamentale.

Il protagonista del romanzo è Case, un hacker di professione che è impossibilitato a connettersi alla matrice. Egli è a Chiba, in Giappone, quando viene 'catturato' da un certo Armitage che gli promette l'agognata cura, con la quale Case potrà tornare a connettersi al cyberspazio. Case, in qualche modo, deve connettersi. Dentro di sé, il bisogno di questo tipo di vita viene allo scoperto durante la lettura, come una sorta di contaminazione dettata dalla troppa esposizione. In cambio di ciò, però, Case dovrà usare le sue doti da hacker per servire l'effimera figura di Armitage, che, come ogni cosa nel cyberspazio, sembra non essere quella che appare. Quel che succede successivamente nella storia, la lascio scoprire al lettore, in quanto essa, incredibilmente oscura e criptica, è difficile da esplicare senza cadere in errori o in anticipazioni.
Il personaggio di Case è interessante, simile a un uomo trasformato in macchina dalla sua stessa natura di hacker, che lo porta a sentire il bisogno di ritornare nel mondo virtuale, il quale sembra però così reale. Il romanzo, pubblicato nel 1984 (Coincidenze? Io non credo), è incredibilmente attuale. Gibson predice infatti una sorta di rete che collega chiunque vi si voglia connettere, una prima idea di internet sebbene lontana da ciò che poi si è rivelato essere. I personaggi con i quali Case ha a che fare durante la sua storia sembrano essere usciti da un quartiere malfamato di una grande metropoli, ma in essi è raffigurata l'idea dell'abitante del cyberspazio, una figura losca e oscura, fino ad arrivare, in alcuni casi, alla presenza di soli costrutti informatici, che non hanno esistenza nel mondo reale a causa della morte corporale.

Michael Moorcock - Il campione eterno

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Romanzi

I Riti dell'Infinito copertina

"Il Campione Eterno" (The Eternal Champion) è un romanzo scritto nel 1962 dallo scrittore inglese di fantasy e fantascienza Michael Moorcock, autore, tra l'altro, de "Il Veliero dei Ghiacci", di cui ho già parlato. Questo romanzo è stato inserio nell'Urania Millemondi 68 insieme a "Il Veliero dei Ghiacci" e "I riti dell'infinito".

Nonostante Urania sia una nota testata di fantascienza, definire questo romanzo di quel genere è una forzatura, specialmente all'inizio. Certo, dopo un po' qualcuno potrebbe iniziare a lamentarsi che, se non è fantascienza, non è neanche puramente fantasy, quindi si potrebbe inserire nel limbo tra di essi, anche se, verso la fine, pende un po' verso il settore futuristico.
L'unico protagonista di questa storia lungo un paio di centinaia di pagine è Ekerose, il Campione Eterno, destinato a vivere per sempre, combattendo per il bene dell'umanità. Eppure lui non è molto d'accordo. L'ultimo suo ricordo lo vede nei panni di John Dakar, quando, durante il sonno, viene chiamato da un re degli uomini in un tempo che non conosce. Esso lo chiama Ekerose, e gli chiede aiuto per salvare la razza umana dai perfidi Eldren.
Ekerose veste i panni del dio normanno, con tanto di spada magica e presenza in battaglia tale da sbaragliare i nemici da solo. Tuttavia, all'interno della sua mente la battaglia non è il suo unico pensiero. Non sempre, per lo meno. Nella testa ha Iolinda, la figlia del re, e l'eterno dubbio con il quale lotterà per tutta la narrazione: è davvero lui immortale? E per quale motivo egli è destinato a vivere a quel modo, ripetendo battaglie e battaglie senza mai avere concessa la pace? Gli Eldren, da quanto gli raccontano, sono una razza spietata e ostile, che merita di essere cancellata dall'umanità. E solo grazie a lui, grazie a Erekose, il Campione Eterno, essi potranno essere definitivamente eliminati dalla faccia di una Terra che il protagonista non riconosce.

George Martin - Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco

Scritto da Super User on . Postato in Romanzi

George R.R. Martin

Nota: questo articolo è il prodotto della
revisione di un mio articolo del 18/12/2012

"Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco", la saga che ha fatto impazzire i lettori anglofoni, non ci ha messo molto a diventare famosa anche in Italia. In gran parte grazie alla serie TV "Game of Thrones", la saga fantasy è diventata presto uno dei piloni fondamentali del fantasy degli ultimi anni, piazzandosi vicino a nomi come Robert Jordan, che però si distacca per lo stile, ben diverso. Infatti, l'omone barbuto che ha scritto la storia non utilizza un tono aulico, né ci vuole portare in un fantasy epico alla Signore degli Anelli (e questo è un bene, visto gli effetti che una ricerca del genere produce), ma ci mostra il lato rozzo, sporco e puzzolente di un mondo pseudomedievale, che di fantastico non ha poi così tanto. Forse proprio per questa caratteristica, la saga acquisisce verosomiglianza, a differenza di altri prodotti del genere.

La Storia

La storia è bella, entusiasmante e coinvolgente, piena di colpi di scena e soprattutto PIENA DI PERSONAGGI. Io ne ho davvero trovati un'infinità lungo tutta la trama. Ognuno viene da posti diversi, ha diverse origini e diverso carattere e modo di pensare. Riguardo alla storia si sviluppa lungo la vita dei personaggi in questione seguendoli singolarmente. Per questo è stato introdotto un sistema "alternativo" per i capitoli. Il nome come titolo del capitolo indicava infatti il personaggi di cui si parlava in quella parte del libro, con relativi pensieri e impressioni. Quella che all'inizio sembra una trama confusionaria, sconosciuta, in un mondo alieno, che però presto diventa uno schema interessante di sviluppo sia sul lato narrativo che psicologico dei personaggi. Essi sono talmente 'raccontati' che il lettore può già intendere, a volte, quali saranno le loro azioni future, in alcuni casi cadendo anche nello stereotipo. Tuttavia non vanno dimenticati incredibili colpi di scena che si susseguono nel corso dei capitoli, che più di una volta faranno tremare gli occhi del lettore durante lo scorrere delle parole.
La trama comincia seguendo le vicende di Eddard Stark, lord di Grande Inverno (non a caso l'inizio di grandi saghe porta confusione nel neofita, che si vede sommerso di nomi), che viene raggiunto nel suo castello da un suo vecchio amico, Robert Baratheon, ora diventato Re dei Sette Regni. Il fulcro fondamentale della vicenda è la richiesta da parte di Robert di un aiuto da parte di Eddard nel compito di Primo Cavaliere, una sorta di consigliere personale del sovrano. Nel mentre, ovviamente, si intrecceranno altre storie di personaggi sia affini ai protagonisti, sia lontani centinaia di chilometri. Per ulteriori informazioni sulla trama penso che un'ulteriore ricerca su wikipedia possa illuminarvi, non avendo qui io intenzione di dilungarmi più di tanto.
La storia è infida, malvagia. Non si può sperare di capire le motivazioni per cui Martin a volta fa quello che fa, portandoci a maledire chi ci ha fatto cominciare a leggere la saga. Tradimenti, omicidi e complotti sono all'ordine del giorno, e spesso anche il lettore ne viene a conoscenza quando ormai è troppo tardi.

Stephen King - La Torre Nera II: La chiamata dei tre

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Romanzi

Copertina de "La chiamata dei tre"

Della saga della Torre Nera ne ho già parlato nell'articolo su "L'Ultimo Cavaliere", volume precedente della serie, quindi non starò a ripetermi, e mi limiterò a parlare del secondo libro, "La chiamata dei tre".

"The Drawing of the Three" ('la raccolta dei tre') esce nel maggio 1987, ben cinque anni dopo "The Gunslinger", dove avevamo lasciato Roland insieme all'uomo in nero impegnato nell'estrazione di tarocchi. Le carte estratte ci vengono ricordate anche all'inizio del libro: il Prigioniero, la Signora delle Ombre e la Morte, ma non per lui.
Roland si sveglia su una spiaggia, sulla quale viene improvvisamente attaccato da una serie di creature spaventose simili a crostacei, che lungo la narrazione vengono chiamate 'aramostre'. L'ambientazione dove si sviluppa la vicenda subisce un forte cambiamento dall'atmosfera western che si incontra nel primo volume. Ne "La Chiamata dei Tre" lo sfondo sarà perennemente la spiaggia, lungo la quale i personaggi si muovono verso nord, in balia delle aramostre e dei felini.

Su questa spiaggia, Roland, solo, si imbatte in una porta, che si staglia dal nulla sugli scogli. Dietro di essa non vi è alcuna costruzione. All'altezza degli occhi, una piccola targa recita "Prigioniero". Il romanzo si basa fondamentalmente sulla presenza di tre porte (il titolo può lasciar intendere) attraverso la quale Roland raggiunge il mondo in periodi che oscillano vicino alla metà del '900. Entrando nella porta, facendosi avanti, il pistolero riesce a 'entrare' nella mente di alcuni personaggi, che egli sa di dover chiamare a sé senza perderli. Perché solo con essi potrà raggiungere la Torre Nera.